Ognuna di queste linee di pensiero rappresenta una caratteristica intrinseca della persona, difficile da accettare con obiettività ma credo si possa dire con certezza che:
Quando una persona accampa pretesti per evitare il fallimento, attribuendo al caso o alla fortuna i suoi successi, e a lui i suoi fallimenti, siamo di fronte ad una persona molto pessimistica che difficilmente arriverà a un risultato positivo di fronte ad una sfida.
Quando qualcuno, crede con convinzione che le cose riescono bene solo grazie alle proprie attitudini e che quelle che riescono cattive sono esclusivamente colpa degli uni o degli altri, difficilmente sarà capace di arrivare a sfide nuove, perché non riconoscendo i propri errori difficilmente, avrà l’umiltà di imparare da questi ultimi.
Qual è il modo corretto di coniugare questi aspetti, specialmente nell’arbitraggio?
Trovare un equilibrio fra quelli che sono i propri desideri e le proprie possibilità.
Affrontare le sfide senza temere di fallire, presupponendo che l’imponderabile è sempre dietro l’angolo, gli errori possono sempre essere commessi l’importante è non restare sugli stessi.
Se si sbaglia, dargli l’importanza che merita, essere consapevole degli errori commessi, valutarli, analizzarli, per far sì che l’esperienza maturata possa servire sicuramente alla prima occasione utile.
Non considerarsi il responsabile assoluto di tutto ciò che è accaduto, ma analizzare con coscienza e obiettività l’accaduto e trarne le dovute considerazioni per tramutarle in esperienza da utilizzare alla prima occasione.
Assumersi le proprie responsabilità, non evitarle e soprattutto non scaricarle.
Per prendere coscienza delle cose sopra citate è necessario, prima di tutto essere umili, conoscersi bene, meditare sul proprio modo di pensare e di essere, sapere come affrontare nuove sfide consapevoli di porsi di fronte a loro nel modo giusto. Inoltre, non ultimo imparare con obiettività a stabilire sfide, mete, obiettivi.
- Mete e obiettivi
Una meta è il conseguimento di uno specifico scopo avente un certo grado di difficoltà, generalmente in una durata avente un tempo limitato. Sapere come stabilire mete o obiettivi è fondamentale, principalmente nelle prime fasi di formazione.
Perché è così importante imparare come stabilire le proprie mete?
Perché aumentano la motivazione e l’autostima.
Perché esse dirigono, mantengono e aumentano l’attenzione, lo sforzo, la motivazione, l’autostima e il risultato.
Perché evitano di disperdere l’attenzione, le energie, gli investimenti, lo sforzo e l’azione verso cose ritenute accessorie o aspetti non importanti.
Perché fanno in modo che si abbia un punto di partenza e uno di arrivo.
Perché evitano la creazione di false illusioni.
Perché evitano i fallimenti, qualche volta precoci, del tipo: una promozione non arrivata dopo un determinato tempo.
Perché favoriscono il superamento delle fasi di stanchezza e dei cali di tensione.
2.1. Caratteristica che deve avere una meta per essere ben formulata.
- A) E’ assolutamente fondamentale che una meta sia stilata in maniera del tutto obiettiva. Soltanto così noi sapremo quello che dobbiamo fare per raggiungerla, eventuali anticipi di cui potremmo usufruire o conseguimenti di obiettivi in tempi più brevi di quelli prefissati, andranno presi con la giusta considerazione, con umiltà e non dovranno farci pensare di essere dei geni o dei fenomeni. Un esempio calzante riferito a una partita di pallanuoto potrebbe essere quello dell’attribuzione di un rigore: va dato al tempo giusto, non in anticipo né in ritardo, con obiettività e senza interpretazioni personali: Io devo alzare il braccio disteso, mostrare la mano destra e le cinque dita; stabilisco un contatto visivo con il difensore: indico soltanto quel giocatore (è necessario perché potrebbero esserci più di un giocatore nell’area); indico poi il suo numero così che tutti vedono e capiscono, in seguito indico al tavolo della giuria senza comunque perdere di vista il campo. Esempio: la meta per ottenere delle buone segnalazioni non può essere formulata in un modo soggettivo: pensando che devo indicare bene (e null’altro), la nostra indicazione personale potrebbe essere non conforme a quelle che sono le regole e provocare all’interno della partita, l’incomprensione delle nostre decisioni ai protagonisti di una partita con conseguenti danni irreparabili alla stessa.”
- B) Pensare di fare bene una cosa potrebbe già significare stabilire una meta. Pensare di arrivare ad arbitrare una finale olimpica a inizio carriera è solamente esprimere un desiderio.
Ogni meta è individuale, poiché ciascuno di noi conosce bene se stesso o almeno dovrebbe e sa bene quali potrebbero essere i propri obiettivi. Ogni meta è e deve essere individuale.
Esempi di mete individuali: ottenere una buona segnalazione, trovare una migliore posizione sul bordo vasca, migliorare i tempi d’intervento etc.
Le mete volte poi ai risultati finali, dipendono spesso da terze persone, sono perciò meno verificabili e più difficili da correggere.
Esempi di mete volte ai risultati: arrivare una certa categoria, dirigere partite di difficoltà elevata etc..
- C) Una meta deve essere specifica
Nella loro formulazione: quello che farò.
Nella loro data: quando lo farò.
Nella loro strategia: come lo farò.
Esempio: “In una partita io devo essere capace di accordare un tiro di rigore quando il fallo c’è, senza indugi, al momento appropriato, con un buon movimento del corpo ed emettendo la segnalazione con fermezza e sicurezza.
- D) Dobbiamo essere in grado di dare priorità alle cose ed avere l’abilità di sapere quello di cui abbiamo bisogno per arrivare alla meta. Tornando all’esempio del fallo da rigore, devo lavorare per trovare la miglior posizione, poi lavorerò per capire lo svolgersi dell’azione. Solo se sarò nella giusta posizione, potrò vedere lo svolgersi dell’azione e, di conseguenza, con tranquillità potrò poi sanzionare.
- E) devono essere formulate in modo tale da evitare risultati negativi.
- F) Mete e obiettivi devono essere compatibili l’un l’altro.
- G) Gli obiettivi devono essere flessibili, verificabili step by step e modificabili, se necessario, in corso d’opera.
- H) Devono avere un certo livello di difficoltà, essere realistiche, poiché, se sono facili, il loro conseguimento non innescherà motivazione. Se invece sono difficili, noi saremo demotivati quando non vediamo il loro raggiungimento in tempi ragionevoli e prefissati.
- I) dobbiamo prefissarci mete intermedie, poiché il loro conseguimento ci motiverà per persistere nell’obiettivo finale. Se ci poniamo obiettivi a lunga durata, saremo demotivati quando vediamo che questi tardano ad arrivare, mentre il raggiungimento di obiettivi a medio termine sarà stimolante per la ricerca di quello successivo.
- K) Un ottimo consiglio potrebbe essere quello di annotare le mete prefissate per ricordarle e mantenere vivo l’interesse verso le stesse.
- L) essere consapevoli dei risultati raggiunti e degli effetti benefici che ci hanno portato ci spinge ulteriormente alla realizzazione di mete nuove.
- I Pensieri inconsci e irrazionali.
Determinate categorie di pensieri, possono alterare la nostra motivazione e far scemare la fiducia in noi stessi. Questa classe di pensieri possono essere comuni anche alla vita quotidiana e apparire in una partita che stiamo arbitrando. È molto importante riconoscere e controllare questa categoria di pensieri perché essi hanno un impatto sui nostri sentimenti e conseguenza sul nostro comportamento. Se i nostri pensieri sono positivi, avremo una più grande fiducia in noi e miglioreremo il nostro prodotto. D’altra parte il controllo dei nostri pensieri ha un impatto nell’interezza delle capacità psicologiche che sono necessarie per portare al termine il nostro compito.
3.1. Quali e cosa sono i pensieri irrazionali e devianti?
Sono pensieri che provocano effetti contrastanti ed emotivi.
La loro base è la polarizzazione che equivale a dire, la tendenza a vedere e valutare le cose in termini assoluti (bianco / nero, successo / fallimento).
Sono espressi in forma di necessità (io “Devo… “, Io sono costretto… “, ecc.).
Quando ci prefiggiamo un obiettivo, potremmo avere emozioni che interferiscono nel conseguimento del risultato finale, condizionando lo stato d’animo e di conseguenza il comportamento. Essi danno origine a stati di ansia che ci destabilizzano, non ci consentono di essere noi stessi, non ci permettono di lavorare con tranquillità e nel modo giusto. Rifiutarli e/o controllarli è essenziale ma prima bisogna individuarli. Avere pensieri irrazionali e/o devianti non è strano, la cosa negativa è permettere loro di invaderci, persistere e perturbarci. Se sono frequenti, si potrebbe fare un elenco di pensieri soliti e negativi e scrivere al lato il pensiero che corrisponde alla situazione positiva.
3.2. Tipi di pensieri più frequenti e irrazionali
Di seguito elenchiamo una serie di pensieri più frequenti e irrazionali che ricorrono nella vita quotidiana e nell’arbitraggio.
- Necessità di approvazione
Del bisogno da parte dell’arbitro di sapere da terzi al termine di una partita com’è stata la sua prestazione, cercando apprezzamenti e approvazioni per avere una maggiore tranquillità.
Nel contesto generale di una partita provare disagio se non si è accettati dai colleghi, dal delegato e dal Centro Tecnico
In una partita non sentirsi accettati nelle critiche del pubblico, dai giocatori, dai tecnici.
Come conseguenza di tutto questo, il pensiero, le azioni e le energie saranno finalizzati per trovare quest’approvazione generale e non alla tutela della partita, snaturando quelle che sono le nostre caratteristiche e di conseguenza non avendo più feeling con la stessa.
- Il successo personale dipende dalla perfezione assoluta
Nell’arbitraggio, se non si raggiunge una certa categoria o se non si dirigono importanti partite, si pensa di non avere un certo valore personale e non si è perfetti e idonei.
Nessuno è esente da errori, anche in compiti in cui si è dimostrato generalmente competente.
Nessuno è bravo ed esperto nelle attività che inizia a intraprendere.
Ognuno che non si è dimostrato bravo e competente nell’attività intrapresa ha dovuto fare sacrifici per diventarlo.
- Catastrofismo.
Pensare che è terribile e catastrofico non realizzare gli obiettivi che avevamo prefissato.
I desideri non necessariamente sono necessità.
Le conseguenze del fallimento possono essere estreme: se noi non scaliamo di categoria, smettiamo di arbitrare, ma bisogna ricordare che: “Volere una cosa non è necessariamente averla”.
L’errore non è un fallimento.
Tra l’obiettivo e il vero fallimento c’è una grande quantità di sfumature.
- Essere preparato quando non tutte le cose vanno per il verso giusto
Sapere ed essere coscienti che ci sono persone che godono non per quello che fanno e per gli obiettivi che conseguono, ma per gli errori altrui.
Si pensa spesso agli aspetti negativi della vita, preparandoci a delle sconfitte improvvise che possono venire, ma senza alcuna certezza che accadranno.
C’è chi pensa solamente ad accedere alla categoria superiore e non alla quantità di sacrifici da investire.
- La fatalità è incontrollabile.
Essere consapevole che a volte non si può fare nulla per evitare spiacevoli situazioni.
Troppo spesso si da un’attribuzione esterna alla responsabilità dei fallimenti.
Se si da un’attribuzione interna ai successi, appare l’egocentrismo.
Quasi sempre si crede che il successo di altri e il proprio fallimento siano dovuti all’intervento di terze persone, in tal caso si è solo ossessionati dal pensiero che si faccia del favoritismo.
Pensando a quest’ultima frase non si può cadere nell’errore di sete di giustizia a tutti i costi, anche quello di farla in maniera del tutto sommaria.
Non possiamo controllare tutto ciò che accade intorno a noi.
Possiamo contribuire al nostro benessere senza farci influenzare da fattori esterni.
- Sete di giustizia.
C’è chi crede che un certo tipo di persone abbia un’indole essenzialmente cattiva, che infanga le potenzialità e gli obiettivi degli altri e pretende che venga fatta giustizia a tutti i costi.
Ci sono arbitri ossessionati dall’arrivare ad un obiettivo a tutti i costi e per questa ragione criticano colleghi, allenatori e giocatori attribuendo loro difetti, infangandoli. Questi arbitri non dovrebbero avere successo ed essere dismessi, perché non in sintonia con le linee guida dettate dal comportamento etico dell‘arbitro
È possibile che alcune persone effettivamente abbiano questi modi di fare, ma il nostro compito è solo quello di condannarle, denunciarle agli organi competenti e proseguire per le nostre mete ed obiettivi.
- È più facile evitare certe responsabilità e difficoltà che affrontarle.
Questo è il comportamento di chi crede al successo basato sull’evitare i problemi ed esentarsi dalle responsabilità e di risolverne le conseguenze negative.
- Generalizzazioni.
Fare delle statistiche avendo a disposizione esigue quantità di dati è come una superstizione.
Per esempio, credere che con una certa giuria le cose andranno sempre male perché noi abbiamo avuto problemi con loro in un paio di partite. Dobbiamo scoprire le ragioni per le quali le cose non sono andate per il verso giusto per fare in modo che in una prossima occasione le cose vadano meglio. Identificando queste motivazioni e lavorando per cambiarle, le cose andranno necessariamente meglio.
3.3. Le strategie per controllare i pensieri irrazionali e inconsci
- A) Individuazione e loro sostituzione.
Questa strategia può essere utile specialmente quando pensieri negativi ci assaltano all’interno di una partita.
Prima cosa da fare è cercare di capire quando questi pensieri stanno violando la nostra tranquillità, riconoscerli, fermarli, se il caso riflettere un attimo e immediatamente ritrovare il nostro equilibrio.
Seconda cosa da attuare è sostituire il pensiero negativo con un altro di positivo, al fine di ricondurre la partita sul giusto binario.
Le variazioni sono infinite. Evidenziamo di seguito alcune probabili soluzioni:
- Si ha la sensibilità che un problema stia per accadere – Come mi devo comportare? Prendere la decisione giusta al fine, di prevenire situazioni che complicherebbero il buon andamento della gara.
- Definire il problema – Che dovrei fare? – Intervenire nel minor tempo possibile con autorevolezza per evitare il degenerare della situazione.
- Focalizzarsi sul problema concreto stando attento alle situazioni che vanno a crearsi, concentrato e pronto a intervenire.
- Condizionarsi in positivo a fronte di adeguati interventi del tipo “Sono intervenuto nel momento giusto, sto facendo bene“.
- Verbalizzazione degli errori. Non sono intervenuto, devo essere più attento.
- Valutare il perché ero fuori in quella tipologia di azione: sto facendolo molto bene nelle espulsioni, ma dovrei essere più attento sul perimetro e lavorare per migliorare quest’aspetto.