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02 noviembre 2016

Xesco Espar, Entrevista a el Punt.TV 30-10-16 Trabajo en Equipo y "Jugar con el corazón"

xesco espar conferencia



30/10/2016 Autèntics.cat (23.30-00.03)


Xesco Espar, Ex-jugador i ex entrenador d'handbol del FC Barcelona. Ara és un coach de milers d’entrenadors i esportistes d’elit i conferenciant. Amb ell parlem de la seva conferencia: Treball en equip. 5 valors per a la sinergia.


24 junio 2015

Motivación : Ranas en el Hoyo . Colaboración : el Puente . Psicologia


Ranas : 

Este corto vídeo motivacional de éstas tiernas ranas saliendo del hoyo, es una excelente metáfora de lo que suele suceder en nuestra cotidianidad.

En continuadas situaciones los demás nos dicen locos, eso no es posible, hay que ser experto o profesional o estudiado para lograr un determinado objetivo, pero la realidad es que SIEMPRE solo depende de la DETERMINACIÓN y la ACCIÓN!!




El Puente : 

Una divertida animación sobre cómo hacer espacio para los demás.

Como el reno y el oso estaban peleando y maltrataron a los otros 

animales en vez de que se pusieran de acuerdo como el conejo y el 

mapache





16 junio 2015

El Camino del Exito ( psicologia, motivación, éxito)



Espero que os sirva de ayuda a todos los que me escribis. Descubrid que quereis hacer y hacedlo! Yo no soy ningun escritor o filosofo, algunas de las cosas de las que hablo en el video las he aprendido de alguien a quien admiro mucho y que ha hablado de todos estos temas muchas veces, esa persona es Will Smith, es algo personal y especial para mi y habla a lo largo de su vida de muchos de los conceptos que habeis oido en el video tal y como los he descrito, y que me parecio oportuno transmitiros tal cual el los dice con el fin de que tuviese ese efecto de cambio en la gente que lo vea de la misma manera que lo tuvo en mi. Temas como el de habilidad contra talento, el de el realismo para la superacion, los he aprendido de el y puesto en practica en mi propia vida tanto como he podido, en este video lo explico mas detalladamente: 

http://www.youtube.com/watch?v=WJPyk2...

Asi que espero que os guste y os sirva, y mucha suerte en todo para todos :)

Twitter: 
@luzuvlogs


23 abril 2015

Psicología del Arbitraje RFEN Waterpolo 2009-2010

Psicologia de l'arbitratge. Estratègies comunicatives per a gestionar els conflictes del joc amb èxit 2/2


Finalizado el curso organizado en el Colegio Oficial de Psicología de Cataluña del que en su momento os informé de su realización, os paso un PDF (en català) de los temas que en el se trataron.









Taula rodona de la Secció de Psicologia de l’Esport: La preparació psicològica com a clau de l’èxit arbitral

Taula rodona de la Secció de Psicologia de l’Esport: La preparació psicològica com a clau de l’èxit arbitral 


El Grup de Treball de Psicologia Aplicada a l’Arbitratge i al Judici Esportiu (Secció de Psicologia de l’Esport) va organitzar el passat 3 de novembre una taula rodona titulada La preparació psicològica com a clau de l’èxit arbitral. Els ponents van ser Alfons Álvarez, àrbitre català de la 1a Divisió Lliga BBVA; David Barrufet, exjugador d’handbol; Àlex Gordillo, psicòleg de l’esport i psicòleg del Departament d’Arbitratge de l’ACB entre 2005 i 2011; Joan Carles Mitjana, exdirector tècnic dels àrbitres de la FCBQ i responsable del programa d’educació d’Euroleage; i Ricard Torquemada, periodista esportiu. Van actuar com a moderadors Josep Pla i Ana Cruz Pérez, membres del Grup de Treball de Psicologia Aplicada a l’Arbitratge.

Amb una nodrida assistència de prop de 80 persones, vàrem poder contrastar durant més de dues hores la visió que tenen cadascun d’ells, des de la seva experiència professional, de la figura de l’àrbitre, i quins aspectes de la seva tasca són millorables des de la psicologia del rendiment esportiu.

La presa de decisions, la gestió mental i emocional de l’estrès, i la capacitat per a fer de mediadors entre tots els agents que intervenen en el joc van ser considerades les habilitats més importants entre totes les que els àrbitres posen en joc per dur a terme la seva tasca, i que caldria treballar per obtenir millor rendiment en el terreny de joc. Tots els convidats van estar d’acord en el fet que el psicòleg de l’esport, com a psicòleg del rendiment, pot ajudar a millorar aquestes habilitats per obtenir una millor eficiència en la tasca arbitral.

També es va evidenciar que si bé la millor manera de treballar amb els àrbitres seria a través dels respectius comitès federatius, aquests disposen, actualment, d’escassos recursos econòmics que prefereixen destinar a altres tipus d’activitats formatives que no pas els aspectes psicològics.

Aquesta activitat va servir per donar a conèixer als àrbitres assistents el que la Psicologia de l’Esport pot fer per ajudar-los a millorar el seu rendiment esportiu i animar-los a què, individualment, inverteixin en la seva formació en aspectes psicològics, assistint a cicles formatius que institucions com el COPC puguin organitzar; i als psicòlegs de l’esport, se’ls va oferir algunes claus de quins aspectes treballar amb el col·lectiu arbitral.

Tot plegat va ser un èxit tant de públic com de continguts gràcies a una taula formada per uns convidats de luxe que van aportar molt a un debat que considerem que va ser molt profitós per a tothom


10 abril 2015

La psicologia arbitrale parte 5 - di Filippo Massimo Gomez


Ver también :





Psicologia dell'arbitro parte 5 - Filippo Gomez


5 Il Perfezionamento arbitrale
5.1. Aspetti che condizionano le relazioni
È impossibile non capire l’importanza della comunicazione nel mondo arbitrale, sembra una cosa utopistica, ma si pensi bene a quello che di seguito sarà detto: la comunicazione e i suoi aspetti sono un elemento che normalmente sottovalutiamo, ma nell’arbitraggio hanno un aspetto rilevante. In realtà arbitrando usiamo tutte le tipologie di comunicazione sia verbale sia gestuale. Fin dal momento in cui siamo chiamati ad arbitrare una partita comunichiamo con la stessa e con tutti i suoi componenti, con le nostre decisioni diventiamo parte integrante, in definitiva comunichiamo con il gioco e con tutte le sue componenti, quindi, tanto più saremo preparati, decisi e precisi comunicando con chiarezza le nostre decisioni e interpretazioni, tanto più saremo facilitati nel nostro compito e comprensibili a tutti.
Pertanto, dovremmo essere molto precisi, accurati e chiari con il nostro linguaggio verbale e gestuale:
Dovremmo esserlo dall’istante in cui arriviamo in piscina.
-Essere accurato nel nostro comportamento di fronte ai delegati, alle squadre, ai nostri collaboratori, giocatori, allenatori e pubblico.
Dovremmo essere consapevoli che il nostro comportamento, il nostro modo di porci e presentarci, la cura della persona, la comunicazione, la puntualità, esprimono la nostra serietà e la nostra capacità e sono il primo biglietto da visita.
In tutta una partita noi manteniamo relazioni con persone per le quali siamo giudici imparziali ed emaniamo comportamenti che possono costituire compensi o punizioni per loro.
Ogni dettaglio, per piccolo che possa sembrare, va curato, poiché potrebbe essere l’origine di un conflitto.
Sappiamo benissimo che tanti piccoli conflitti derivanti da nostre incombenze , quali superficialità, scarsa preparazione, cattivo impatto con la gara e quant’altro, potrebbero rovinare lo spettacolo di una partita. L’arbitro e la sua prestazione deve essere l’ultima delle cause di un cattivo spettacolo.
Il miglior modo per risolvere un conflitto è evitare che abbia origine.
Una volta poi, che un conflitto è sorto, bisogna affrontarlo con fermezza e decisione e non cercare di aggirarlo, il che darebbe poi origine a problematiche ancora più ampie. Il miglior modo per affrontarlo resta comunque quello di risolverlo applicando le giuste soluzioni che il regolamento tecnico ci mette a disposizione, accomunate con la gestione derivante dalla nostra esperienza.
Purtroppo, per evitare un conflitto non vi sono formule magiche. Il modo più efficace per prevenirlo è:
Cercare di arrivare preparati e allenati a un evento, arbitrando bene, con pochi errori evidenti, producendo il massimo dello sforzo per ogni partita.
Non essere né presuntuosi, né prepotenti né aggressivi, nelle proprie espressioni verbali e gestuali.
Perché…
Se non sanzioniamo nel modo giusto,
Se non dimostriamo di essere pronti e concentrati,
Se ci mostriamo presuntuosi ed aggressivi,
Se il nostro comportamento è superficiale,
Se la nostra comunicazione risulta essere poco chiara ed  imprecisa…..
…ci sono molte possibilità che nostre relazioni col resto di partecipanti ad una partita non siano quelle adatte, ed un conflitto è pressocché assicurato.
5.2. Un arbitro dà ricompense e punizioni
Gli stimoli che percepiamo dall’esterno difficilmente ci risultano neutrali.
Il nostro compito è quello di salvaguardare il buon esito di una partita, applicando il regolamento e sanzionando laddove va fatto, ma possiamo limare alcuni provvedimenti se questi sono finalizzati allo spettacolo del gioco della pallanuoto e/o alla buona riuscita della partita. Giocare anche sull’aspetto psicologico dei componenti di una partita non è un’utopia e potrebbe tornarci utile nel prosieguo della stessa.
Porsi in maniera educata e propositiva nei confronti di giocatori, allenatori o altri componenti di una partita farà sicuramente sì che gli stessi proseguano su quella linea, così come la giusta sanzione data in modo autorevole dovrebbe in linea teorica riportare i protagonisti della partita sul giusto binario.
Quindi l’emissione di una  giusta punizione sanzionata ad un giocatore per comportamento antisportivo dovrebbe anche essere di esempio per tutti i componenti della partita.
Ma in un contesto particolare di una partita anche avvertire un giocatore con uno sguardo, con un gesto che dice che non tolleriamo determinati atteggiamenti, stare sempre con il fiato sul collo degli atleti fa capire a tutti che abbiamo il polso della situazione e che non ci facciamo prendere la mano.
Compensi e punizioni da ricordare:
E’ chiaro che se un allenatore sta avendo un comportamento inadeguato è consapevole che possiamo sanzionarlo. Ma se lui non si cura di questo perché pensa che la sanzione influirà psicologicamente sull’arbitro e costituirà successivamente un vantaggio per la sua squadra commetteremmo un grave errore nel non sanzionarlo immediatamente, perché non applicando la giusta sanzione al suo comportamento saremmo poco credibili e di cattivo esempio per tutti che, si sentiranno autorizzati a comportarsi allo stesso modo.
Come un allenatore o un atleta, dovremmo sapere come leggere una partita così che una sanzione costituisca una vera punizione e non un vantaggio per colui che commette un fallo. Altrimenti saremmo ingiusti con la squadra che si comporta nel modo corretta.
Nella gestione di una partita molto utili potrebbero tornare i principi che seguono:
Principio di contingenza. L’applicazione dei vantaggi e delle punizioni devono essere commisurati al comportamento che si è tenuto. Questo vuole dire che l’arbitro deve essere molto attento e concentrato e immediatamente applicare con tranquillità ed autorevolezza il giusto ad ogni situazione che si presenta, facendo sentire la sua presenza e il suo carisma .
Principio dell’avvertimento: Se noi avvertiamo un componente della partita (per esempio: “Al prossimo, espulsione!”) senza che poi diamo continuità alla cosa, il principio dell’avvertimento perde il suo effetto. Anzi produrrà effetti completamente destabilizzanti e nocivi sulla partita, per questa ragione, la persona continuerà e persevererà nel suo comportamento inadeguato (ad esempio protestare) perché  comprende che gli avvertimenti sono vani e trascinerà con se altri componenti della partita con le naturali conseguenze che ne deriveranno.
Principio dell’estinzione. Consiste nel non sanzionare comportamenti riconducibili a fatti non voluti    (gesti di stizza per una mancata realizzazione etc.) facendo comunque capire di aver compreso il gesto. Agendo così, il comportamento anche se inadeguato si affievolirà sino ad autoeliminarsi.
Quando un componente di una partita cerca di alterare la nostra tranquillità, non dovremmo mai cambiare le nostre espressioni e i nostri comportamenti, perché sarebbe per gli altri sinonimo di nervosismo, indecisione e errata interpretazione, quindi mai dare:
Risposte aggressive:
Alzare la voce.
Mostrarsi nervoso.
Alterare la nostra espressione facciale, accigliarsi.
Sanzionare con espressioni stizzite e esagerate.
Ma il modo giusto di imporre la nostra personalità è:
Esprimere la nostra decisione;
Mantenere un tono di voce adatto;
Avere un’espressione facciale neutra;
Sanzionare con la stessa misura e decisione durante tutta la partita;
Mostrarsi deciso ed autorevole nelle decisioni;
Con riguardo all’aggressività, bisogna ricordare che…
La nostra aggressività può generarne una più grande nel resto dei partecipanti della partita.
Il primo interessato affinchè la partita si svolga in un clima tranquillo è l’arbitro.
5.3. Le relazioni coi partecipanti ad una partita
Cercheremo ora di affrontare il tema sul tipo di relazioni che dobbiamo avere e mantenere con tutte quelle persone che fanno parte dell’evento partita.
5.4. La relazione con se stesso.
Come abbiamo detto nelle altre sezioni, è buona cosa che l’arbitro pensi alle relazioni con se stesso e alle reazioni che ha nell’ambito di una gara, di fronte a circostanze diverse e come agire correttamente. Tra altro, un buon arbitro deve avere l’abilità di rendersi conto delle situazioni seguenti:
La percezione del momento critico nella partita.
È una delle abilità più grandi e utili che un arbitro possa avere. Consiste nell’avvertire come cogliere i cambi di ritmo del gioco: quando una partita sta cambiando; quando una partita entra in una fase di atteggiamenti antisportivi, quando sta per scoccare quella scintilla che fungerà da innesco a tutte una serie di situazioni antisportive e prevenirla.
Qualche volta, anche l’arbitro entra in una fase di criticità, fatta di errori a ripetizione che potremmo definire come una molla di un bilanciere. Spesso comincia con una decisione sbagliata che si porta indietro per un bel po di tempo accumulando una serie di errori a ripetizione. Prima che ne esca fuori, reagendo correttamente con forza, ci vuole del tempo che dipende dalla preparazione, dal carattere e dall’esperienza accumulata.
Non è facile, ma se siamo capaci a comprendere di essere entrati in un momento critico della nostra prestazione,  saremo capaci di rimediare alla situazione.
Scoprire la presenza di pensieri contorti e destabilizzanti:
Come è stato spiegato nel punto 4.3., questo è un qualcosa che può capitare a chiunque. Importante è capire, fermare e sostituire tali pensieri con altri positivi, dopodiché ricondurre la concentrazione al massimo.
Se si ha la capacità e la facoltà, cercare di respirare profondamente, prendere tempo nei confronti della partita, ritrovare la giusta tranquillità e concentrazione e ripartire senza pensare agli eventuali errori precedenti, alle eventuali decisioni sbagliate, non colpevolizzandosi pensando di aver arbitrato sino ad allora in un modo sbagliato. Finita la partita, con calma si potrebbe poi rivedere il filmato della partita con la prova della visualizzazione.
5.5 arbitro- colleghi e relazione con gli stessi.
Noi pensiamo che sia molto importante ricordare i principi che seguono:
Il rispetto reciproco e la collaborazione con i colleghi. Dobbiamo prendere piena coscienza di essere una squadra in piscina e di lavorare tutti per lo stesso fine.
Se rispettiamo i nostri colleghi loro ci rispetteranno.
I nostri colleghi sono i migliori alleati e sono i soli capaci di aiutarci per arrivare al nostro obiettivo fondamentale: Portare avanti la partita con successo.
Collaborare e interagire con loro.
Non entrare mai in conflitto con i colleghi per dimostrare di essere il migliore.
Si perde e si vince entrambi. Difficilmente si sopravvivrà da solo.
Nel caso di doppio arbitraggio se il partner è un arbitro di categoria superiore, ci sarà una ragione, sarà perché lui ha più esperienza o migliore capacità tecnica e gestionale o ambedue le cose. Bisogna accettarlo e cercare di imparare dalle sue decisioni e interpretazioni, ma non dobbiamo avere paura di assumerci le nostre responsabilità quando queste si presenteranno.
Non dobbiamo cercare di dimostrare più cose del necessario riferite a quella situazione.
Dobbiamo mantenere in alto il nostro amor proprio che ci permetterà di agire secondo la fiducia che abbiamo depositato in noi.
Dobbiamo trasmettere sensazioni positive al nostro partner.
Se la partita va bene, noi prendiamo vantaggio sulla stessa. Quando ci incrociamo con il collega soprattutto se più giovane e meno esperto è bene trasmettergli tranquillità e fiducia, fargli sapere che tutto va bene, o anche da lontano fare delle espressioni di approvazione per caricarlo di fiducia.
Se le cose vanno male, possiamo comportarci in un modo simile quando vediamo che il nostro partner prende una decisione esatta e comincia a recuperare .
Evitiamo di assumere atteggiamenti contrariati verso il partner quando prende una decisione che secondo noi non è corretta.
Sostenere il collega nei momenti difficili, mai scusarsi di fronte alle squadre e chiaramente manifestare disappunto o far intendere che la decisione era di esclusiva responsabilità del partner e che noi non eravamo d’accordo con la stessa.
Il compito del collega più esperto è recuperare il partner nei momenti difficili.
Se possibile si potrebbe addirittura trattenersi per un istante dal fischiare per permettere al partner di sanzionare l’azione e ritrovare fiducia con se stesso.
Se egli recupera, immediatamente dobbiamo rinforzare le sue decisioni per trasmettergli fiducia e farlo ritornare in partita.
Se al contrario sanzioniamo tutto, senza dargli l’opportunità di rifarsi o se, peggio ancora, gli trasmettiamo contrarietà alle decisioni prese, difficilmente lo recuperiamo a discapito anche della nostra prestazione.
In tal modo gli provocheremo un enorme danno morale.
Accentueremo lo scoramento del partner.
Saremo costretti a dirigere la partita da soli.
Dovremo prenderci poi la responsabilità della partita e non sarà facile.
Così facendo potremmo perdere il controllo della partita.
L’’arbitraggio di entrambi sarà un fallimento.
5.6. Relazione arbitro- giudici
Sentimento di squadra.
Una squadra è composta non solo dall’arbitro, ma da tutti i suoi assistenti e questo dovrebbe essere fermamente presente nella testa di un arbitro.
Rispettarli e far sì che loro ci rispettano.
Non dobbiamo permettere a nessuno che manchino di rispetto ad un componente della giuria, nello stesso modo che nessuno manchi di rispetto a noi.
Qualche volta, bisogna far capire che il nostro atteggiamento nei loro confronti è soltanto teso al buon andamento della partita affinche’ abbia uno svolgimento regolare. Per la stessa finalità consentiremo e transigeremo qualche atteggiamento inusuale verso di noi.
La collaborazione con un solo obiettivo.
Come una sola squadra, noi tutti dovremmo lavorare per il conseguimento dello stesso obiettivo: mandare avanti la partita nel miglior modo possibile.
Assunzione delle proprie responsabilità.
Nessuno deve entrare nelle competenze dell’altro, salvo quei casi eclatanti e palesi che comporterebbero gravi conseguenze alla partita.
Dobbiamo fare in modo che i componenti della giuria si sentano utili per le loro mansioni e funzioni
Facilitarne il loro compito in tutto quello che è possibile rendendoci chiari e precisi .
5.6. Arbitro-commissario/delegato
La figura del commissario/delegato a volte è motivo di ansia per l’arbitro che però dovrebbe essere convinto di alcuni aspetti sempre:
Tutti aspirano a salire nella categoria superiore e per fare questo è indispensabile avere la figura del Commissario/Delegato.
Decidere da parte loro è necessario per valutare.
È evidente e innegabile che la valutazione del commissario/delegato ha componenti soggettive, ma è quasi inevitabile.
È anche evidente che in questioni tecniche, le valutazioni del commissario/delegato sono obiettive.
L’arbitro deve superare l’ansia della sua presenza.
Ci sono molti modi per superare l’angoscia di fronte alla situazione di arbitrare una partita con un commissario, fra altro:
Agire come sempre e come se non avessimo rapporti con lui o non ci fosse.
Approfittare delle partite di categorie inferiori per applicare e assimilare bene il regolamento tecnico, ciò che abbiamo appreso e che secondo noi è da migliorare. Questo perché solitamente nelle partite della nostra categoria abituale non riusciamo a provare ed affinare la nostra preparazione; in  condizioni di competitività estrema non è facile avere tempo per pensare a cosa fare, è molto più facile incorporare queste cose nuove in altri contesti più facili ed automatizzarli. Una volta raggiunta una certa dimestichezza saremo capaci di applicare le nostre conoscenze con coerenza nelle partite della nostra categoria.
I pensieri nei confronti del commissario devono essere positivi: mi valuta, ma allo stesso tempo aiuta a migliorarmi. È uno dei nostri, non un nemico. Nell’evento e nella necessità sarà sempre al mio fianco e nessuno deve dubitare di questo.
5.8. Relazione dell’arbitro con i giocatori / allenatori / dirigenti.
Può accadere spesso che durante la fase che intercorre tra il nostro arrivo sull’impianto gara e l’inizio della partita noi siamo adulati da qualche componente sopra citato. In questo caso è facile cadere nell’errore di corrispondere, ad esempio:
Accettando un dialogo eccessivo, anche lungo.
Cadere nell’adulazione reciproca.
Parlare, riferire o esprimere proprie opinioni su fatti accaduti a colleghi o partner.
Non cadere negli errori sopra citati è importante perché sicuramente comporterebbero delle conseguenze:
Un’offesa ad un collega, anche se detta ingenuamente potrebbe essere riferita alla prima occasione.
Nell’apparente ingenuità, specialmente se la nostra adulazione è paragonata alla cattiva reputazione di altri partner, non dubitate che in un altro momento quelle stesse persone che ci hanno adulato ci  screditeranno nei confronti di altri colleghi.
Quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento in situazioni come questa?
Essere breve nei nostri dialoghi coi membri delle squadre, senza perdere la cordialità.
All’arrivo in piscina, andare direttamente nello spogliatoio.
Conversare coi nostri colleghi sui temi che sono importanti per il nostro compito, non negare saluto ad alcuno, ma essere brevi e cordiali con tutti, senza interrompere la nostra concentrazione per preparare al meglio la partita.
Usare la stessa cordialità nella comunicazione con le squadre.
Essere ponderato nelle opinioni sapendo che tutto quello detto nei confronti degli altri domani sarà ripetuto nei nostri confronti.
5.9. Relazione tra Arbitro e giocatori / allenatori / e persone  che protestano
È difficile e delicato proporre un protocollo di comportamento in situazioni di proteste e contestazioni. L’esperienza di ognuno di fronte a questo tipo di circostanze è il nostro miglior alleato.
Nonostante questo, ed anche avendo la dovuta esperienza, è possibile imbattersi in nuove situazioni. Credo che quando c’è una situazione non codificata o comunque si discosta ad altre verificatesi, la cosa migliore è quella di non agire di impulso o a braccio ma cercare di inquadrare bene la situazione e poi decidere, anche se ci rendiamo conto che non è facile. In questi casi fermare il gioco , prendere tempo con una decisione di convenienza, se il caso farsi dare il pallone , riflettere, fa si che la nostra decisione possa essere quella giusta.
Gli esempi seguenti potrebbero verificarsi con una certa frequenza:
  1. A) L’allenatore protesta puntualmente, in modo non appariscente, sottovoce.
Un allenatore o un giocatore cercano di influenzare la nostra linea di arbitraggio, la prima cosa che cercano di fare è quella di catturare la nostra attenzione e manifestare le loro lagnanze, distogliendoci da quella che è la partita. Per non essere sanzionati lo fanno con insistenza, senza platealità e in un modo non molto appariscente, avendo fiducia in che i loro commenti finiranno con l’influenzare il nostro approccio alla gara.
Comportamento raccomandato:
Non prestare attenzione .
Se invece prestiamo attenzione, con avvertimenti continui ma senza sanzionarli, ottengono il proprio scopo: che dipendiamo da loro, quindi stiamo comunque dando un compenso a fronte di un comportamento scorretto.
Se rinforziamo il loro comportamento continueranno a comportarsi allo stesso modo.
Se finalmente noi consideriamo che la soglia sia superata, dobbiamo immediatamente sanzionare tali comportamenti nella maniera che consideriamo corretta.
Usare brevi comunicazioni ed esplicite; altrimenti, staremmo commettendo l’errore di togliere attenzione alla partita.
Essere disposti a completare l’avvertimento se ce ne fosse bisogno. Non possiamo ammonire verbalmente e poi non essere disposti a completare la nostra azione con un cartellino, perderemmo in credibilità.
  1. B) L’allenatore protesta, ma ha mantenuto un atteggiamento di collaborazione.
Mantenere una fase di minimo dialogo.
Una comunicazione breve che gli faccia capire che fino a quel momento la relazione era quella giusta.
Che è giusto avere collaborazione reciproca ma ognuno con il proprio ruolo.
Che possiamo troncare questa linea di collaborazione in qualsiasi momento a causa del suo atteggiamento .
Che applichiamo ugualmente la sanzione nel caso si continui con un atteggiamento inadeguato.
  1. C) Proteste molto estese, plateali e/o visibili.
Avvertendo verbalmente se crediamo sia necessario, altrimenti immediatamente sanzionare.
Comportamenti invece da evitare:
Emettere risposte aggressive.
Perdere il controllo.
Ricordando comunque di non accanirsi a sanzionare quelle situazioni che non sono evidenti
5.10. Relazione dell’arbitro col pubblico.
Questa relazione è molto semplice da definire: deve esistere. Anche se non si deve interloquire con lo stesso.
Anche se è sicuro che gli spettatori faranno tutto il possibile per intimidirci, farci credere che stiamo danneggiando la propria squadra al fine di farci cambiare la nostra linea di condotta, dobbiamo essere consapevoli di questo, essere preparati,  con la nostra condotta far capire che la nostra conoscenza delle regole e del gioco è certamente superiore alla loro. Che noi siamo posizionati meglio quando giudichiamo le azioni di gioco e che siamo concentrati e preparati per farlo. Far capire che  siamo assolutamente imparziali.
E’ bene comunque ricordare che in assoluto dovremmo comportarci sempre in un modo tranquillo mai aggressivo. Questo atteggiamento dobbiamo averlo durante tutta l’arco della partita, principalmente mentre la palla è in gioco. Le comunicazioni con tutte le componenti ( colleghi compresi ) dovrebbero essere sempre le più brevi possibili, senza mai perdere di vista il gioco.

06 marzo 2015

La psicologia arbitrale parte 2 - di Filippo Massimo Gomez



La psicologia arbitrale parte 2 - di Filippo Massimo Gomez



Ver también :




  1. Motivazione e autostima
Motivazione: E’ quello stimolo che sostiene e indirizza l’attività dell’individuo. Ognuno di noi deve scavare con obiettività dentro di sè e trovare degli stimoli. Una volta trovati, questi devono essere trasformati in obiettivo. Tanto più saranno grandi gli stimoli, tanto più sarà elevato il nostro interesse e saremo disposti a investire l’impegno necessario per raggiungere il nostro obiettivo prefissato. Investire il necessario vuole dire quindi essere motivati. Avremo così avuto un grosso impatto positivo sulla fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità.
La motivazione quindi dipende, fondamentalmente dagli stimoli e dalle caratteristiche della nostra personalità.
1.1. Stimoli che hanno un impatto sulla motivazione-
È buona cosa meditare e sapere quello che ci ha portati all’arbitraggio e come mai ancora restiamo in quest’attività. Quando noi parliamo con i ragazzi che arrivano il primo giorno del corso per arbitri chiedendo loro le motivazioni che li hanno spinti a entrare in questo mondo, solitamente ci sentiamo rispondere:
Gratificazione economica;
Per quelli che hanno finito di giocare, continuare attivamente il collegamento con questo sport;
Vedere la pallanuoto da un altro punto di vista;
Perché qualcuno ci ha parlato bene dell’attività, dell’ambiente, dell’arbitraggio;
Arrivare a una categoria che da giocatore non ci saremmo mai sognati etc.
L’arbitro poi, man mano che prosegue la carriera, modifica le proprie motivazioni in:
Ottenere il successo da arbitro cercando di arrivare alle massime categorie: “A” nazionale, LEN, FINA;
Se poi per una ragione qualsiasi non ci sarà stata la possibilità di arrivare a queste categorie, non sarà necessario abbandonare l’arbitraggio, poiché sarà possibile trovare altre motivazioni, quali?
Ritrovarsi in un bell’ambiente, sano, sportivo, non ultimo restare nel mondo della pallanuoto al quale tanto abbiamo dato, tanto ricevuto e perché no, tanto ancora possiamo fare, sia da arbitro nelle categorie inferiori che in altro ruolo quale commissario, delegato, tutor etc.
Il beneficio economico, anche se è presente, in questi casi non è considerato prioritario.
1.2. Caratteristiche individuali che hanno un impatto sulle motivazioni e sulla fiducia.
È bene meditare sempre sulle nostre caratteristiche individuali, cosa che v’invito a fare. Anche se ognuno di noi è diverso dall’altro e difficilmente potrà cambiare radicalmente la propria personalità, qualcosa per migliorare le nostre relazioni con l’ambiente pallanuotistico e limare alcuni aspetti della nostra personalità si può tentare, ottenendo comunque soddisfazioni da queste relazioni, nell’arbitraggio come in ogni aspetto della vita.
Fra l’altro, ci sono due aspetti che è necessario ricordare:
  1. A) Orientamento per il conseguimento:
Come ci poniamo per far fronte ai nostri obiettivi? Questa domanda è di fondamentale importanza, poiché il proporsi nel modo giusto ci farà avere più fiducia nei nostri mezzi e di conseguenza saremo più motivati al fine di realizzare i nostri obiettivi.
L’orientamento può essere in due modi:
Tendenza al successo
Se un obiettivo si presume come una sfida possibile e alla nostra portata; Se io ho fiducia nelle mie potenzialità;
Se quando commetto un errore, non lo valuto come un fallimento, ma come un’esperienza utile che mi potrà in seguito servire per migliorare, traendo quindi da un evento negativo un effetto positivo;
Se le mete che mi sono prefissato e alle quali io penso sono realistiche e realizzabili, siano esse, a medio che a lungo termine;
Se i miei pensieri sono positivi: “Questa partita è importante, farò bene”, ho commesso degli errori, ora so come correggerli;
Se ho questa tipologia di pensieri, vuol dire che sono una persona positiva che può avvicinarsi al successo inteso come tale quello sportivo. Per questo motivo avrò molte probabilità che le cose possano riuscirmi bene, e quantunque non dovessi sbrigarmela, sono preparato per affrontare un altro impegno con lo stesso spirito propositivo.
Tendenza al fallimento
Se un obiettivo è per me una meta estrema, difficile da ottenere e penso di non poterla mai ottenere;
Se non ho fiducia nelle mie possibilità;
Se quando commetto un errore, lo valuto come un fallimento personale;
Se non so come stabilire i miei obiettivi perché loro non sono ben chiari per me e quindi li reputo irraggiungibili;
Se i miei pensieri sono negativi: ho arbitrato male o sto arbitrando male, le squadre si lamentano, ho commesso errori. Ho fallito.
Se in definitiva temo di più l’errore che l’illusione di far bene, se sono una persona che non si adatta alle situazioni che si presentano pensando sempre di fallire, ci sono poche possibilità che le cose mi riescano bene.
  1. B) l’attribuzione dell’opportunità
È quella cosa che una persona attribuisce ai suoi successi o errori. Ci sono due tipi di attribuzione:
        Esterna
Quando una persona attribuisce le responsabilità ad altri, al caso o al fato.
Nel caso dell’arbitraggio il confine è molto sottile e quando le cose riescono male, si è portati a dire frasi del tipo: ” la colpa è dei giocatori che non mi hanno aiutato, avevano già deciso che dovevano far casino nella partita, avevano tra loro screzi precedenti etc,”
Altro caso invece è che quando le cose riescono bene e si ritiene il tutto frutto del caso o della fortuna.
Interna
Quando uno si assume la responsabilità di tutto quello che accade.
Nel caso dell’arbitraggio, quando le cose non sono andate per il verso giusto, l’arbitro pensa: ” La colpa è solamente mia, avrei dovuto comportarmi diversamente dall’inizio etc.”
E quando le stesse vanno bene, l’arbitro pensa: “E’ Grazie a me se non…….”
Parte 3 (prossimamente)

  1. La motivación y la autoestima
Motivo: E 'que el estímulo que apoya y dirige las actividades de la persona. Cada uno de nosotros debe cavar con objetividad dentro de sí mismos y encontrar los estímulos. Una vez encontrado, que deben transformarse en gol. Mucho más habrá grandes estímulos, el más elevado de nuestro interés y estaremos dispuestos a invertir el esfuerzo necesario para lograr nuestro objetivo. Invertir los medios necesarios, por tanto, estar motivados. Habremos tenido un impacto positivo en la confianza en nosotros mismos y en nuestras capacidades.
Por lo tanto, la motivación depende, básicamente, de los estímulos y las características de nuestra personalidad.
1.1. Los estímulos que tienen un impacto en el razones-
Es bueno para meditar y conocer lo que nos llevó a arbitraje y por qué todavía estamos en esta actividad. Cuando hablamos con los chicos que vienen en el primer día del curso para árbitros pidiéndoles que las razones que les empujaron a entrar en este mundo, nos sentimos generalmente responder:
Gratificación económica;
Para aquellos que han terminado de jugar, seguir conectarse activamente con el deporte;
Ver waterpolo desde otro punto de vista;
Porque alguien ha hablado bien de, el medio ambiente, el arbitraje;
Llegar a una categoría de ese jugador que nunca soñamos etc.
El árbitro luego, a medida que continúe su carrera, cambie sus motivaciones:
Alcanzar el éxito como árbitro tratando de llegar a las más altas categorías: "A" nacional, LEN, la FINA;
Y si por alguna razón no ha habido la oportunidad de llegar a estas categorías, usted no tendrá que dejar el arbitraje, ya que será posible encontrar otras razones, tales como?
Encontrarse en una hermosa y saludable, el deporte, sobre todo para permanecer en el mundo de waterpolo a la que hemos dado tanto, y por qué no le dio mucho, mucho más que podemos hacer, tanto como árbitro en las categorías inferiores que en otro papel como Comisario, delegado, tutores, etc.
El beneficio económico, incluso si no hay, en estos casos no se considera una prioridad.
1.2. Características individuales que influyen en la motivación y la confianza.
Siempre es bueno meditar sobre nuestras características individuales, que os invito a hacerlo. Aunque cada uno de nosotros es diferente y poco probable que cambie radicalmente su personalidad, algo para mejorar nuestra relación con el medio ambiente pallanuotistico y presentar algunos aspectos de nuestra personalidad puede tientas y aún así obtener la satisfacción de estos informes, en ' arbitraje como en todos los aspectos de la vida.
Entre otras cosas, hay dos aspectos que es necesario recordar:
  1. A) La alineación para el logro de:
Como nos propusimos para cumplir con nuestros objetivos? Esta cuestión es crucial, ya que el propio presente de la manera correcta tendremos más confianza en nosotros mismos y en consecuencia vamos a estar más motivados para lograr nuestros objetivos.
La orientación puede ser de dos formas:
Tendencia hacia el éxito
Si un objetivo se asume como un reto posible y dentro de nuestro alcance; Si tengo confianza en mi potencial;
Si cuando cometo un error, no puedo valorar como un fracaso, sino como una experiencia útil que luego voy a servir para mejorar, a continuación, mediante la adopción de un evento negativo un efecto positivo;
Si las metas que se han fijado ya la que creo que son realistas y alcanzables, ya sea en el medio y largo plazo;
Si mis pensamientos son positivos: "Este partido es importante, lo haré bien," He cometido errores, ahora sé cómo corregirlos;
Si tengo este tipo de pensamientos, significa que es una persona positiva que puede acercarse al éxito entendido como tal la que el deportista. Por esta razón voy a tener una buena probabilidad de que las cosas pueden riuscirmi bien, y aunque yo no tenía sbrigarmela, están preparados para hacer frente a otro compromiso con el mismo proactividad.
Tendencia a la insuficiencia
Si una meta es un objetivo para mí extrema, difícil de conseguir y creo que él es incapaz de conseguir alguna vez;
Si yo no tengo confianza en mi capacidad;
Si cuando cometo un error, yo clasificaría como un fracaso personal;
Si usted no sabe cómo establecer mis metas porque no están muy claro para mí y así que ellos consideran inalcanzable;
Si mis pensamientos son negativos: Estoy herido o arbitraje malos arbitrajes, los equipos se quejan, he cometido errores. Fallé.
Si en última instancia, más miedo al error que la ilusión de hacer bien, si usted es una persona que no se ajusta a las situaciones que se plantean siempre pensando en el fracaso, hay pocas posibilidades de que las cosas salgan bien conmigo.
  1. B) la atribución de la oportunidad
Es la única cosa que una persona se une a sus éxitos o fracasos. Hay dos tipos de atribución:
Al aire libre
Cuando una persona asigna responsabilidades a los demás, el azar o el destino.
En el caso de arbitraje de la frontera es muy fina y cuando las cosas van mal, tendemos a decir cosas como: "la culpa es de los jugadores que no me ayudan, ya había decidido que tenían que hacer en el juego de casino, tenía entre sus desacuerdos previos etc "
Otro caso en cambio, es que cuando las cosas van bien y cree que todo el resultado de la casualidad o la suerte.
Interna
Cuando uno toma la responsabilidad de todo lo que sucede.
En el caso de arbitraje, cuando las cosas no salen bien, el árbitro piensa: "La culpa es sólo mía, yo tendría que comportarse de manera diferente desde el principio, etc."
Y cuando el mismo están muy bien, el árbitro piensa, "It 'Gracias a mí si no lo hago .....